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Il testo seguente é un estratto della lettera che é stata spedita all'ufficio svizzero per gli obbietori di coscienza, col risulatato che l'interessato potrà svolgere servizio civile al posto del servizio militare.  

MOTIVAZIONE DEL CONFLITTO DI COSCIENZA,

ovvero guardare al mondo come una speranza e non come una minaccia

MESOCCO, OTTOBRE ‘99

   

IO E L’ESERCITO

Secondo me un esercito è un flagello; distrugge, uccide, rovina e inquina, anche quando non c’è una guerra in corso. La natura, risente pesantemente delle esercitazioni di tiro, dei voli a vuoto dei supersonici e inquinanti aerei da caccia, degli spostamenti e delle esercitazioni dei mezzi militari, e quanti incidenti, quanti ragazzi morti per “disgrazia”?!. Come ho già detto ho una coscienza ambientalista: come potete pensare che possa passare centinaia di giornate della mia vita a sparare in giro piombo, a distruggere e se la sorte vuole, magari anche ad uccidere? Diventare soldato significa diventare un potenziale assassino. Uccidere o ferire qualcuno per me significherebbe andar contro ad uno dei miei più importanti principi morali; Io rispetto la vita più di qualsiasi altra cosa.

Come posso conciliare questi miei credo, questi miei principi basati sulla tolleranza, la non violenza e il rispetto della natura con degli obblighi che mi impongono l’odio e la morte?

Tutta la gente è contraria alla guerra, la guerra è utile solamente all’industria bellica, ai trafficanti d’armi, agli imboscati assetati di potere che non si fanno scrupolo di mandare un popolo al macello. Le guerre non finiscono quando il cannone smette di tuonare, finiscono quando si firma un accordo o un trattato nei quali sono elencati condizioni e impegni presi dai vari governi. La guerra ufficiale finisce sempre in quel momento, io a rischio di sembrare ingenuo chiedo: ma non sarebbe più semplice e intelligente arrivare ai trattati e agli accordi senza passare dalla guerra? Gli unici a rimetterci sarebbero i prima citati “signori”.

Nondimeno sono convinto che la presenza di eserciti implichi la creazione di una guerra, in quanto l’esercito è un istituzione il cui scopo principale è la guerra, se non oggi, inevitabilmente domani. Che senso ha un esercito senza guerra? Esso non avrebbe ragione di esistere.

Che sia per la difesa che per attacco, la guerra comporta la morte, ovvero l’assassinio. E la mia coscienza non mi permette di diventare complice o di essere in prima persona un assassino, e io considero l’assassinio di massa in tempo di guerra la stessa orribile identica cosa dell’assassinio privato.

Oltre all’idea di essere diventato, per obbligo, un potenziale assassino, mi ripugna pure l’idea di pensare che la gente deve uccidere dietro ordine di un comandante o un altro superiore che da qualche parte se ne sta al sicuro a metter su pancia. Questo lo considero il peggior atto di vigliaccheria che un uomo possa commettere, da qui la certezza che quest’uomo sbaglia, quant’è vero che in prima linea ci sarebbe lui se questa fosse una cosa che crede giusta, una cosa in crede veramente. Ho molti amici che vivono all’estero. Amo pensare che quando ci si vede ci si abbraccia e si beve una birra assieme, non che ci si spari a vicenda a causa dei capricci dei governanti, dei religiosi, dei politici, di una bandiera. Ho amici in molti paesi europei e anche più lontano; che dovrei dire loro in caso di guerra? “Scusate ragazzi, vi voglio bene e voglio bene anche alle vostre famiglie ma quelli di Berna mi hanno detto che vi devo ammazzare”? Alle mie orecchie suona pazzesco alle vostre no?

Mi fa male vedere gente che non capisce tutto ciò e senza complessi, imbracciata l’arma, va al macello ad uccidere i suoi fratelli, perché da qualche parte un pugno di imboscati annoiati fanno i capricci. Da un certo punto di vista capisco che gli altograduati negli eserciti si comportino così, molti agirebbero allo stesso modo per i propri interessi, del resto loro hanno fatto la gavetta per arrivare li, hanno avuto vita dura e dunque si sentono in potere di decidere per gli altri, perché credono di averla avuta più dura loro a far marce che non di quello che l’ha un contadino che lavora per riempire le pance ai figli, o di un muratore o di qualsiasi altro. Ciò è frutto dell’avidità e dei luoghi comuni del militarismo. Ciò che vorrei io sarebbe vedere questa gente assetata di potere messa in posizione di non nuocere, ovvero non mettergli a disposizione gente da comandare. La gente guardando il TG o leggendo il giornale si scandalizza udendo i reportages riguardanti le guerre nel mondo, si dice dispiaciuta, non riesce a comprendere il motivo di tanto odio e quindi sofferenza. La cosa terribile, che io francamente non riesco a capire è che questa gente, così dispiaciuta, accetta di prendere un fucile in mano e si prepara a fare le stesse cose che a visto in TV. E’triste vedere che dopo anni e anni di reportages giornalistici e televisivi la gente ancora non ha imparato nulla. Tutto quel dolore ci fa parlare per un attimo, ci tocca il cuore, ma dopo un paio di minuti ce ne siamo dimenticati. La sofferenza dovrebbe indurre a riflettere, è triste constatare che spesso non è così. Il fatto che al momento la Svizzera non sia coinvolta in un conflitto, secondo me non basta a giustificare migliaia di giovani e padri di famiglia che si addestrano nell’aspettativa di un futuro conflitto. Per me è ancora più difficile capire come un paese, orgoglioso di essere simbolo della pace, culla dei principi umanitari e sinonimo di neutralità armi il proprio popolo, dia riconoscimenti a chi agli stand di tiro dimostra di saper centrare l’occhio di un avversario da 300 metri e manda i suoi consiglieri federali a stringere la mano a chi, in caso di disordini o di guerra, non esiterebbe a far massacrare altre persone. Nel frattempo lo stato crea problemi e difficoltà a chi rifiuta di diventare un soldato, ovvero, un potenziale assassino. Trovo la legge entrata in vigore il 1 ottobre 1996 un gran passo avanti, pur essendo che sarei pure contrario ad un esercito di volontari in quanto più pericoloso e brutale. E’mia opinione che se in tutti i paesi si stimolassero gli obiettori di coscienza con un premio e si perseguissero i “Rambo” si andrebbe incontro ad una smilitarizzazione mondiale spontanea, quindi verso la pace, in quanto i generali non avrebbero più pedine, numeri da muovere sulla scacchiera. Certo, udendo queste mie parole, i sostenitori del militarismo sorrideranno ed è proprio questo che secondo me va cambiato: la mentalità della gente, i luoghi comuni e forse, grazie a molti gruppi antimilitaristi, in questa direzione, lentamente, ci si sta muovendo, sperando che presto una persona non debba più giustificare il suo rifiuto alla sua preparazione quale potenziale assassino. Tutto ciò dipende dalla coscienza collettiva di cui noi facciamo parte. E’mia ferma convinzione che ogni obbiettore di coscienza dia un enorme contributo alla pace, al contrario di qualsiasi militare, anche di quello impiegato in un “esercito di pace” come quello svizzero. Niente militari significa niente eserciti; la fine delle guerre, dell’odio, della paura.

 

SECONDO ME…

La Svizzera si dice sia un paese libero, e la funzione dell’esercito è quella di garantire questa libertà. A mio modo di vedere la Svizzera oggi non è più autosufficiente, catene di tipo economico la vincolano ad altri paesi, ed è quindi sottomessa dalle leggi economiche mondiali, da qui la libertà della Svizzera è solamente quella di avere un governo eletto dal popolo svizzero (anche se non scommetterei che non è manipolato da altri governi o dalla CIA, e comunque se siamo realisti dobbiamo ammettere che la corruzione a certi livelli colpisce sempre) e una forma riconosciuta sulle cartine geopolitiche. E’mia opinione che la libertà della Svizzera sia molto limitata, allo stesso modo della libertà degli svizzeri in quanto essi devono sottostare a degli obblighi grandissimi. Il cittadino svizzero ha l’obbligo di prestare servizio militare. L’uomo sottomesso all’esercito non agisce come vorrebbe ma come gli si impone, questa è dunque una privazione della sua libertà, e questo accade in Svizzera. E’luogo comune pensare che il servizio militare sia il prezzo da pagare per la libertà, a mio modo di vedere è il prezzo che la gente paga per la schiavitù.

 

 

FINO A CHE PUNTO SAREI DISPOSTO A RINUNCIARE ALLA VIOLENZA

Questa è una domanda che mi viene posta spesso quando mi trovo di fronte a sostenitori del sistema militarista. Mi sento dire:”Sei pacifista eh? E se qualcuno ti vuole uccidere, tu che fai? Ti lasci ammazzare?” A prima vista questa è una domanda senza via di uscita, ma se si osserva bene ci si accorge che è un paragone che non regge, in quanto esercito e un aggressione personale non sono affatto la stessa cosa. Infatti, nell’esercito, non sono libero dei miei atti, il nemico o lo aspetto o lo vado a cercare, spesso senza saperne il preciso motivo, in quanto i miei superiori dispongono di me come di una pedina. Io non posso liberamente scegliere di evitare lo scontro se non lo voglio. In caso di difesa personale rimango cosciente del pericolo e padrone dei miei atti e fino all’ultimo momento possibile posso dialogare e trovare un accordo o una soluzione. In secondo luogo nel sistema militare vengo messo di fronte ad un avversario che come me è una pedina manipolata dai superiori. Nella vita privata è un onesto cittadino ed ora è li perché glie l’hanno imposto non perché mi conosce e ha dei rancori o dei sentimenti di vendetta nei miei confronti. Ci hanno messo l’uno di fronte all’altro con l’obbligo di ucciderci. Come si può accettare questo? La situazione cambia nella difesa privata in quanto vengo aggredito da un altro uomo libero come me che per qualche ragione mi vuole aggredire. Tale attacco potrebbe avere diversi motivazioni; può essere un mio nemico personale e in quel caso avrei sicuramente la possibilità di discutere con lui e probabilmente quella di riconciliarmi. Potrebbe attaccarmi per rubare, come spesso è il caso, ma se tanto bisognoso di cibo o soldi al punto di aggredirmi significa che la sua è disperazione e la necessità è vera. Allora cederò volentieri qualcosa di mio a suo beneficio, senza opporre resistenza glie lo lascerò prendere in quanto non ho diritto al superfluo quando a un altro manca il necessario. “C’è gente, i cosi detti cleptomani, che rubano per il piacere di farlo e non per necessità” dirà qualcuno. Chi non ruba per necessità non si arrischierebbe mai ad aggredire qualcuno, non esiste. Sono dell’opinione che nessuno aggredisce un'altra persona se non glie ne si da il motivo. Mettiamo il caso di uno psicopatico o di un maniaco il cui unico intento è uccidermi (anche se non credo esista), in quel caso ammetto che probabilmente non riuscirei ad evitare lo scontro, per mia difesa lo ferirei o magari arriverei al punto estremo di ucciderlo sarei comunque consapevole di aver fatto di tutto per evitarlo, solo una volta compreso che la scelta era io o lui avrei agito. Ciò non accade sotto il sistema militarista dove il milite non ha la possibilità di evitare lo scontro in nessun modo e nessuna delle parti in causa conoscerà il vero motivo del perché uno dei due debba morire, semplicemente per ordine dei superiori.

 

COME DIFENDERE LA PATRIA E LA FAMIGLIA

Col rischio di ripetermi…in un esercito ogni milite non è altro che una pedina, un numero manovrato dai politici e altograduati che la guerra l’hanno voluta, un essere senza libertà. Sia da una parte che dall’altra del fronte i militari sono gente comune che non si sognerebbe mai di andare e massacrare dei fratelli al dilà di una linea che qualche politico ha tracciato sulla carta. L’uomo al di la della linea non ha voluto o desiderato trovarsi di fronte a me per uccidermi, esso non è un criminale, personalmente non mi conosce e non mi vuole alcun male. Lui si trova li perché gli imboscati del suo governo glie lo hanno ordinato. Nemmeno io lo voglio uccidere ma eccoci li uno di fronte all’altro pronti ad ammazzarci per paura e costrizione. Da imbecilli no? Si dice che se dovessimo venire attaccati l’esercito ci difenderebbe. Non ci credo; l’esercito, anche se indirettamente, ci ucciderebbe. Se da un attacco armato ci si difende a schioppettate si da all’aggressore una ragione per bombardare, sparare, distruggere, uccidere. L’aggressore vuole entrare, per questo motivo deve eliminare la resistenza. Se non vi sarà  resistenza armata perché mai l’aggressore dovrebbe buttare giù bombe sulle teste della gente. NO, non è coi fucili che comincia la resistenza di un popolo, essa comincia dal cuore, dalla tolleranza, dalla tenacia, dal modo di pensare…attaccano duramente? Rispondere con la violenza servirà solamente ad accrescere la violenza. Per ogni venti colpi che sparerei contro l’aggressore, ne riceverei quaranta in cambio, magari sotto forma di granata che invece di colpire me colpirà un bambino, una ragazza, voi…immaginiamo per un istante, mettiamo…l’esercito italiano che attacca la Svizzera. Riuscite a vedere il nostro esercito sul confine a massacrare e a farsi massacrare? Si? Immaginate ora se quando i caccia nemici sorvoleranno i nostri cieli noi li abbattiamo. La reazione sarà paragonabile a ciò che è accaduto in Jugoslavia con la NATO: Bombardamenti, e col fischio solo sulle installazioni militari.  Ponti, strade, industrie…tutto distrutto, economia allo sfacelo…un disastro, 50 anni per rimettersi in piedi, se 50 anni basteranno, se poi si calcola la radioattività delle nuove testate all’uranio impoverito ci si fa una ragione del perché i bambini iracheni muoiono di leucemia e di cancro, così sarà pure nell’ex-jugoslavia. Quelli che dai tetti delle fabbriche e dagli edifici sparavano sui dementi della NATO hanno forse difeso il loro paese o hanno contribuito alla sua distruzione?.Se invece non vi fosse reazione alcuna che ragione avrebbero gli invasori di bombardarci e radere le industrie e i ponti al suolo. Nessuna, tutto rimarrebbe intatto, poi un giorno arriveranno le truppe di terra. Se vi sarà reazione vi saranno sparatorie, morti e feriti, odio, rabbia, stupri, ma vi immaginate le truppe che entrano nelle cittadine e nei villaggi e trovano un colorito mercato, gente impegnata nelle proprie faccende o qualche contadino che gli offre vino e alloggio? Che ragione avrebbero per uccidere e distruggere.

“Questo prigioniero ci ha accolto sparando da una finestra, ce ne ha uccisi tre, che dobbiamo farne?”

“Mettetelo al muro e saccheggiate la sua casa, rappresaglia.”

Oppure

“Questa ragazza ha detto che di da un posto dove dormire nella stalla di suo padre. Il suo ragazzo se n’è andato al lavoro come se nulla fosse, che facciamo?”

“E beh, mica li mettiamo al muro, che ragione ci sarebbe?”

Sembra un esempio stupido, ma è per far comprendere che anche il nemico, ripeto, è gente come noi, non è lui che ci vuole massacrare ma i panciuti generali e politici che gli raccontano che siamo cattivi, che li minacciamo e dunque siamo da spazzare, e noi reagendo ad un attacco faremmo il gioco di questi “signori”, ma se i soldati vedessero la realtà; noi non siamo un pericolo per loro, credete che distruggerebbero, ucciderebbero? L’unico pretesto che gli potremmo dare per farci sparare addosso sarebbe appunto prendere un fucile e puntaglielo contro. Il sistema militarista ci spinge a questo, è questo che vuole per andare avanti con la guerra. V’immaginate se sul confine noi si decidesse coi soldati sull’altro fronte di parlare dieci minuti prima di cominciare a massacrarci? Discutere e domandarsi reciprocamente “Ma tu, vuoi uccidere me e far del male alla mia famiglia?” Tutti si darebbero la mano e se ne tornerebbero a casa. Capite dove voglio arrivare? Nessuno uccide o fa del male a nessuno se non glie ne si da una ragione, le ragioni alla guerra che i capi di stato danno in pasto ai soldati non sono mai per il bene del popolo, bensì per il bene dei soliti imboscati e signori della guerra. E’per questo che sostengo che la miglior difesa per il paese è essere coscienti di quanto sta veramente succedendo e quindi rifiutare le armi e l’assassinio.

Esiste una regola che è valida in tutto l’universo ed è scientificamente provata; ogni azione ha una reazione. Se agisci con violenza la reazione sarà violenta, se agisci con delicatezza e dolcezza pure la reazione lo sarà. Insomma, secondo me il modo più efficace di portare avanti una guerra è quello di farsi amici i nemici.

*Se un giorno il nemico picchierà alla mia porta io lo accoglierò come un fratello e se avrà fame gli darò cibo e se avrà sonno gli darò un giaciglio e quello che mi troverò di fronte non sarà una macchina di morte, un numero manipolato dai generali, ma sarà un uomo come me col quale potrò discutere e ragionare. Lo accoglierò come un fratello perché se non vuol uccidere non si trova in presenza di un avversario che l’ucciderà. (Jules Humbert-Droz)

  

L’ORGOGLIO DELL’ESSERE MILITARE

.“Guardate signori, i nuovi obici semoventi dell’esercito, con questi spariamo colpi di 40 kg fino a 60 km e che dire delle granate anticarro, nessun esercito ne ha una migliore.” “Guardate i nuovi F/A 18 costati milioni, tolti un po’qua e un po’la anche dal sociale, non ne siete orgogliosi, guardate come luccicano…” Si l’esercito svizzero è uno di quelli all’avanguardia, gente orgogliosa di dire che i nostri piloti sono i migliori, i nostri granatieri i più rudi e grintosi. Orgogliosi di avere una macchina di morte potentissima. Ma che orgoglio? Dove sta l’onore nell’uccidere, cosa rende tanto orgogliosi nel togliere la vita ad altre persone, ad essere parte di una macchina di morte? Mia madre è morta quando io avevo l’età di quattro anni, è morta in un incidente stradale, a tutta velocità su di un ambulanza mentre correva nel tentativo di salvare una persona che forse lei nemmeno conosceva. Non sono mai stato orgoglioso dell’esercito, sono sempre stato orgoglioso di mia madre che mi ha insegnato cos’è l’amore e il rispetto per la vita, ed è una cosa bellissima. Mentre attraversavo l’adolescenza ho deciso che se mai sarei dovuto rischiare la vita in qualche modo l’avrei fatto per qualcosa di buono come mia madre mi ha insegnato, non per distruggere o uccidere, io non riesco a concepire l’idea che qualcuno rischi la propria vita per ucciderne un'altra. Resto fedele a questa linea.

Nondimeno è piuttosto deprimente, umiliante e vergognoso per me vivere in un paese neutrale che esporta armi e mantiene un esercito. “Sei orgoglioso del tuo paese?” Quand’ero all’estero ho sentito spesso questa domanda. Non è bello sapere a che si riferiscono, meno bello ancora dover dire di no, dire che lo ami ma che non ne sei orgoglioso.

  

ALTRE COSE RIGUARDO IL MILITARISMO CHE NON ACCETTO E CHE NON CAPISCO

Si parla di storia, si parla di santa inquisizione, di crociate, guerre sante. In qualunque posto il cristianesimo sia arrivato ha creato morte e guerra, ha distrutto culture e la vita tradizionale di molti popoli, ovunque, in Europa, in Asia, in Africa, in America Latina…i crociati, i preti, i missionari facevano ciò che facevano convinti di essere nel giusto, mentre le loro guide spirituali, quali vescovi, papi e altri leader religiosi si sfregavano le mani. I diffusori della parola di Dio uccisero, saccheggiarono, violentarono, rubarono e ancora e ancora e ancora, infrangendo i comandamenti tanto fondamentali per la credibilità della chiesa. Questa gente riempì le casse del Vaticano, costruirono chiese bellissime ornate d’oro e argento col sangue e il dolore di milioni di persone, eppure quegli uomini non si consideravano affatto in colpa per i loro atti. Con ciò voglio far capire che spesso si crede di combattere per la migliore delle cause; per la propria religione, per il proprio paese, per eliminare quelli li che sono cattivi e anche brutti e per salvare quelli la che sono così carini e pieni di fede. Gli americani in Vietnam sostenevano ancora che i comunisti mangiassero i bambini per infuocare l’odio e l’aggressività delle truppe. La storia ci insegna che ogni conflitto quando è visto obiettivamente dai posteri si rivela assurdo, sbagliato, orribile. Secoli fa la chiesa commissionò le crociate oggi la stessa chiesa preferisce dimenticare. Fino a pochi secoli fa la chiesa uccideva streghe e stregoni per decapitazione, sul rogo o torturandoli. Si credeva di agire nel bene, oggi ci si rende conto che migliaia di persone sono state assassinate per ragioni assurde. Seguono altri esempi, come una guerra mondiale per causa di un duca assassinato a Sarajevo, lavaggi del cervello formidabili che crearono la Germania nazista e da qui la seconda guerra e i suoi orrori, il Vietnam, tutte le guerre religiose e etniche che alla fine sono le più assurde e ipocrite, e ancora e ancora e ancora, tutti convinti di agire per una buona causa, tutti manipolati dai signori della morte; governanti, spacciatori, trafficanti, ruffiani, mafiosi ecco chi, questa è la gente che per i propri interessi manda il popolo a farsi massacrare. Prendiamo gli americani, così orgogliosi della loro forza militare, convinti di essere i buoni del mondo, giovani che si arruolano per dimostrare la loro bontà, in verità gli interventi armati degli americani in ogni angolo del mondo non sono a fin di bene ma a fin di soldi e si lasciano dietro morte, orrore, sofferenza, povertà… I soldati americani, inquinati dai loro film di guerra e d’azione dove l’americano è l’essere superiore e puro, vanno a massacrare convinti di essere nel bene, mentre il loro governo e i loro servizi segreti hanno come unico scopo di proteggere gli interessi internazionali di giocatori di borsa, affaristi senza scrupoli, multinazionali, banche, assicurazioni, industria bellica e alla fine i loro stessi interessi, gli interessi degli imboscati, dei magna-magna, dei politico-affaristi senza scrupoli per i quali migliaia di persone morte ammazzate sono solo una statistica. Io ci sono stato negli USA; non è il paradiso che si vuol far credere. Solo quando ciò volgerà al termine ci si accorgerà delle porcate commesse. La miglior soluzione è evitare la guerra e la via per evitarla è eliminare gli eserciti e per eliminare gli eserciti bisogna cambiare il modo di pensare della gente.

 

 

PER CONCLUDERE…

Potrei parlare ancora a lungo su come la penso riguardo l’esercito, vorrei spiegare anche l’inutilità economica di un esercito, inutilità per la popolazione non certo per i fabbricanti d’armi che vendono i loro prodotti allo stato, ma rischierei di essere noioso e di dilungarmi troppo e di infrangermi contro dei luoghi comuni che per essere abbattuti richiedono barbose teorie, voglio quindi concludere parlando velocemente della forza che un paese può avere.

Un altro luogo comune fra la gente che la forza, la potenza di una nazione sia data dal potenziale bellico del proprio esercito o dalla solidità economica (comunque, secondo tanti, garantita dall’esercito). A mio modo di vedere non è così. Vi sono altri modi di mostrare al mondo la forza o il prestigio di un popolo. Tutto un popolo unito e fermo nelle idee su dei valori morali quali i pacifismo o l’ecologia susciterebbe meraviglia agli occhi del mondo e sarebbe un popolo forte e coraggioso, un popolo di cui si potrebbe andare orgogliosi, un popolo che potrebbe dare l’esempio al resto del mondo. L’unica cosa che tutti possono considerare perfetta nell’universo è la natura, e da essa dovremmo imparare: il molle è sempre più forte e tenace del duro. Chi vince fra l’acqua e la roccia? chi fra il vento e i rami degli alberi? La forza e quindi la resistenza di un paese non si misura con la sua grandezza, la sua forza militare o economica, si misura con il pensiero del suo popolo…Prendete per esempio i vegetali: potrei chiedere qual è secondo voi l’albero o l’erba più forte del pianeta. Le probabili risposte sarebbero queste: la quercia col suo tronco solido, il salice con le sue radici, il cedro rosso che vive fino a mille e più anni…. Secondo me sono i fiori alpini, così piccoli, belli e delicati in apparenza, ma così forti nello spirito, che sfidano il vento, e il gelo, è sorprendente vedere come possono crescere a quote incredibili, sotto influssi atmosferici e sbalzi climatici formidabili che renderebbero impossibile la sopravvivenza ad altre forme di vita. Essi non hanno spine, non hanno grossi tronchi o immense radici eppure sono dotati di una resistenza incredibile, noi tutti potremmo essere come loro.

 

Per tutti i motivi elencati qui sopra ritengo di non poter conciliare il servizio militare con la mia coscienza, la ragione e i miei principi morali.

 

 Golda Meir – Io sono convinta che un giorno tutte le guerre finiranno. Sono convinta che un giorno i bambini a scuola studieranno la storia degli uomini che facevano la guerra come si studia un’assurdità.

 

Potrà capitare che durante la lettura di questa motivazione, la mia antipatia per il sistema militarista, irriti o arrivi a toccare i sentimenti patriottici delle persone. Non è mia intenzione offendere o irritare nessuno, nulla di personale insomma. Tutto ciò che avete letto non è un atto di accusa o propaganda, è semplicemente la stampa (un po’confusa, lo ammetto, dei miei pensieri, delle mie domande e delle mie convinzioni. Vi ringrazio anticipatamente per il tempo, per la pazienza e per l’attenzione che dedicherete a questa motivazione.

 

Cordialmente

 

Fabio Corfù

  

 




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Aggiornato il: 07 Dezember 2005                            Hit Counter visitatori 

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