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„Ti ricordi? C‘erano boschi di pino, uno stagno con
le rane, la radura con in mezzo la trattoria dove da piccoli si andava a
giocare, dove c‘era il profumo del fieno appena tagliato, dove c‘era la
vecchia Nena che faceva la pasta fresca, le cavallette, i dente di leone e sopra
le montagne incapucciate di neve, attraversate dal gelato orgoglio dei
ghiacciai…“ „Si mi ricordo.“ „Era bellissimo.“ „Si, lo era.“ “Ora tutto questo non c‘è più. Gli alberi sono
stati tagliati, al posto della cascina c‘è il camino di areazione del tunnel
che trafigge il cuore alla collina, poco più in là, la collina vomita
autocarri, furgoni, macchine, motociclette. Ogni tanto qualche turista si ferma
nell‘area di ristoro e scatta qualche foto. Allo sviluppo della pellicola ci
si accorge però che non ha immortalato la natura ormai devastata bensì la
moglie o i figlioletti che posano davanti alla macchina nuova. Le lingue dei
ghiacciai sulle montagne sono sparite lasciandosi dietro rocce frastagliate che
cadono a valle facendo un casino del diavolo. La Nena è morta di crepacuore,
hanno ucciso il suo paradiso. Resta qualche cavalletta che zoppica qua e là,
alla ricerca di qualche dente di leone supertite fra una colata di cemento e
l‘altra.“ Lacrime. Come sono pesanti certe lacrime, vien paura di
asciugarle via per paura che magari ti schiaccino. Macigni amari. Gelide, forse quelle lacrime ghiacciate potrebbero far
rinascere i bei ghiacciai nelle alte valli alpine, forse…. Piansero, molto, piansero fino a non avere più lacrime
e quel pianto e quei sospiri si mescolavano al vento, la tonalità di quel
pianto era la stessa di quella della tempesta che stava per arrivare. Non
piangevano per la Natura, piangevano con la Natura. Poco prima che lei morisse un giornalista andò dalla
Nena. Il giornalista voleva sapere dalla gente come era giudicata la nuova
galleria che aveva portato soldi e civiltà nel piccolo paese. Il giornalista
era li per dare supporto a nuovi progetti per nuove gallerie che avrebbero
bucherellato le alpi in tutte le direzioni. „Signora, che ne pensa del nuovo collegamento
nord-sud tramite la galleria?“ „Penso che ora la galleria permetterà alla gente di
vedere i luoghi che la galleria ha distrutto.“ Il giornalista tagliò il pezzo della Nena in quanto
agli appaltatori non tornava utile per l‘opinione pubblica. La iena se ne andò
dicendo che presto avrebbero radoppiato il tunnel e il traffico sarebbe
radoppiato anch‘esso. Disse pure che col secondo tunnel sarebbe stato
costruito un camino di areazione proprio li sopra, da qualche parte, „Ci si
dovrà abituare mia cara signora, è il prezzo che bisogna pagare per il
progresso e per la ricchezza.“ Qualche giorno dopo la cascina bruciava e i pompieri
non sapevano che fare. Non c‘erano idranti e il ruscello ora scorreva sotto la
strada dentro a grosse tubature. La cascina andò completamente distrutta e la
Nena ammise che era lei l‘autrice del dolo. „E‘impazzita.“ Si mormorava in paese „Sarà l‘età, rincoglionimento senile lo
chiamano.“ „Secondo me è alzeimer…“ Nena se ne andò nel bosco, in ciò che ne restava, la
ritrovarono il giorno dopo, morta, come pietrificata in quella gelida mattina di
febbraio. „Era impazzita poveretta.“ Mormoravano i paesani… fap’00 |
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